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Medea
Teatro Regio, Domenica 5 Ottobre 2008 - Mercoledì 22 Ottobre 2008
Argomento
Atto I
L’azione si svolge a Corinto, nel palazzo di Creonte
Glauce, la figlia di Creonte re di Corinto, sta per sposare Giasone, l’eroe che ha conquistato il vello d’oro, ma è preoccupata perché teme la vendetta della maga Medea. La maga ha tradito il proprio popolo per aiutare Giasone nella conquista del vello d’oro, da lui ha avuto due figli e ora è stata ripudiata.
Creonte tranquillizza Giasone: i suoi due bambini verranno protetti e non sconteranno le colpe della madre. Gli Argonauti giungono a rendere omaggio alla promessa sposa e distendono ai piedi di Glauce il vello d’oro conquistato nella Colchide; a sentir nominare la patria di Medea, Glauce è nuovamente turbata, Giasone cerca di rassicurarla ma una guardia annuncia che sta entrando una donna velata: è Medea che vuole che Giasone ritorni con lei; al suo rifiuto la maga minaccia di vendicarsi. Rimasta sola con Giasone gli ricorda il tempo felice trascorso insieme, ma l’uomo non vuole più saperne di lei, Medea lo avverte: “Giammai per te verrà il dì nuzial”.
Atto II
Neris, l’ancella di Medea, cerca invano di consolarla e di convincerla a lasciare Corinto per sfuggire all’ira del popolo.
Creonte e il suo seguito intimano a Medea di lasciare la città, ella accetta chiedendo solo un giorno per potersi separare dai suoi figli, il re glielo concede. Neris consola Medea, ma la maga ha già deciso: saranno i figli il suo strumento di vendetta e il dolore del traditore Giasone sarà senza fine. All’arrivo dell’eroe Medea si finge addolorata per la separazione dai figli, poi ordina a Neris di portare a Glauce il suo dono di nozze: il diadema e il peplo che le vennero donati da Apollo. Mentre il re e la corte si recano nel tempio, Medea continua a pensare alla sua vendetta e, a cerimonia conclusa, prende una torcia dall’ara e si allontana.
Atto III
In un luogo montuoso Medea prega gli dei per avere il coraggio di compiere la sua terribile vendetta: Neris, dopo aver consegnato il dono della maga a Glauce, ritorna con i due bambini.
Medea solleva il pugnale per ucciderli ma non ci riesce. Svela allora a Neris che diadema e peplo sono avvelenati e Glauce morrà. Sconvolta, Neris fugge nel tempio con i bambini. Glauce è morta a causa dei doni avvelenati della maga, Giasone disperato vuole arrestare Medea ma la donna fugge nel tempio e ne esce circondata dalle tre Eumenidi brandendo il pugnale insanguinato con il quale ha ucciso i due figli. Il tempio prende fuoco.
A Giasone, sconvolto, Medea promette: “Al sacro fiume io vo’! Colà t’aspetta l’ombra mia!”.

