Festival Richard Strauss

Immagine per il Festival Richard Strauss

 

Dopo il successo del Festival Alfredo Casella, che nel 2016 si è aggiudicato il Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali per l’originalità del progetto, e del Festival Antonio Vivaldi l’anno scorso, il 2018 è l’anno di Richard Strauss. Al compositore tedesco più in vista e di successo nella prima metà del Novecento viene dunque dedicato il terzo festival monografico, interdisciplinare e collegiale realizzato a Torino: interdisciplinare perché nei 33 appuntamenti che lo costituiscono sono coinvolte più forme artistiche; collegiale perché tutto il programma è frutto di una vasta sinergia che coinvolge circa trenta istituzioni culturali.

Richard Strauss (1864-1949) ebbe un forte legame con l’Italia e la sua cultura, come testimonia la mostra documentaria allestita per l’occasione e che significativamente inaugura il Festival. E tra i moltissimi luoghi che frequentò, Torino può vantare diverse presenze del compositore in veste di direttore d’orchestra e soprattutto le prime italiane di due opere: Salome – sino ad allora mai rappresentata fuori dei Paesi di lingua tedesca, con il debutto dell’autore sul podio di un teatro italiano – e Ariadne auf Naxos. Tratta da Wilde e causa di notevoli scandali, la Salome consacrò Strauss come compositore per il teatro e in questo programma, oltre a essere messa in scena, è al centro di alcuni incontri, un convegno internazionale, tre pellicole cinematografiche basate sul medesimo soggetto e un nuovo spettacolo di prosa. Altre opere si possono ammirare in video, e non mancano omaggi a quel repertorio barocco francese che è stato oggetto di gustose trascrizioni da parte di Strauss.

Nell’arco di tre settimane si potranno ascoltare dal vivo, insieme all’opera citata, oltre 50 composizioni tra musica sinfonica, da camera, vocale e corale: un panorama capace di restituire un ampio ventaglio temporale e stilistico della produzione di Strauss, debitrice al mondo musicale tedesco e capace al contempo di aprirsi alle esperienze europee del Novecento.

 

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