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Tancredi
Teatro Regio, Mercoledì 25 Novembre 2009 - Sabato 5 Dicembre 2009
Libretti

128 pagine
33 illustrazioni
31 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €
La favola bella di Tancredi
di Bruno Cagli
...Questi i termini che usa il Parini parlando del melodramma, spettacolo in cui tutte le arti avrebbero dovuto concorrere all’armonia e al bello e ciascuna di esse imitare le altre in nobile gara. Così alla musica toccava il compito di “dipingere” le passioni, di ricreare l’architettura con la varietà, così le Muse e le Grazie dovevano vivere da buone sorelle nello spettacolo composito per eccellenza. Sono gli ideali del neoclassicismo, di quello settentrionale e lombardo in particolare, che, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, intendevano costringere entro i confini del Bello Ideale l’opera in musica, già giudicata da polemisti e avversari un ibrido irriducibile...
«Tancredi» emana una malinconia brillante.
Conversazione con Yannis Kokkos
di Ruth Zauner
Maestro Kokkos, ha iniziato la sua carriera come scenografo e costumista. In che modo queste origini influenzano il suo lavoro di regista?
La mia prima passione giovanile, che si è manifestata intorno agli undici anni, è stata per i costumi e le scene. Dopo aver lavorato con registi diversi, maturai il desiderio di curare io stesso la regia. Scelsi un testo tradizionale greco, e metterlo in scena è stato per me quasi un imperativo. D’altronde mi sono sempre sentito molto vicino agli attori: il mio desiderio è far uscire la luce che hanno dentro di sé. Nel mio lavoro come regista, quando incomincio a immaginare uno spettacolo parto dall’interiorità e poi mi volgo all’esterno, all’esteriorità. Non è la visione esteriore, è quella interiore che mi si rivela...
Un ritratto
a cura di Elisabetta Fava
Gioachino Rossini nasce a Pesaro il 29 febbraio 1792: suo padre Giuseppe suonava la tromba nella banda comunale e partecipava, come cornista o trombettista, anche alle stagioni operistiche della città e dei centri limitrofi. La moglie, dotata di una gradevole voce sopranile, lo accompagnava: e finì col condividere le alterne fortune del marito quando, in epoca napoleonica, le idee repubblicane di Giuseppe gli causarono guai a catena. Così il piccolo Gioachino, loro unico figlio, crebbe in un ambiente intriso di musica, ma concepì la più viscerale insofferenza per le rivoluzioni e controrivoluzioni che avevano fatto della sua infanzia un’epoca travagliata...
Ritorno dal passato
Pochi palpiti, ma buoni. «Tancredi» a Torino
a cura di Valeria Pregliasco
Prima opera rossiniana ospitata al Regio1, Tancredi fu anche il primo melodramma rappresentato al cospetto di un re di Sardegna dopo lo iato napoleonico. Era il 26 dicembre 1814, e la popolarità di cui il giovane Rossini ormai godeva dovette influire sui criteri che portarono a puntare proprio su questo titolo per inaugurare il nuovo-vecchio corso, noto a posteriori come Restaurazione. È tuttavia difficile sfuggire alla suggestione dell’ipotesi formulata da Alberto Basso, secondo il quale alla scelta «non fu forse estraneo il soggetto, rispecchiante una situazione politica “analoga” a quella in cui si era trovato il Piemonte: una Sicilia sottomessa alla dominazione straniera e “l’improvviso arrivo del Principe Tancredi, che vinto il Saraceno, la sempre da lui amata patria rese tranquilla, e sul trono avito, con esultanza di tutti li buoni, restituito si vidde», come si legge nell’Argomento preposto al libretto pubblicato per l’esecuzione torinese...
Altre note
a cura di Angelo Chiarle
...Davvero penetrante l’attestato di stima che proviene dalla feconda acribìa di un intelletto così vasto e variegato come quello di Riccardo Bacchelli. Occasionalmente librettista di Pizzetti, frequentatore appassionato, molto sensibile e acuto di concerti e spettacoli, l’autore del Mulino del Po riesce, in effetti, a proporsi come competente e sicuro connaisseur rossiniano in una monografia seria, piuttosto ricca e perspicace nelle valutazioni, progressivamente ampliata in tre successive edizioni...
Argomento - Argument - Synopsis
Struttura dell’opera e organico strumentale
a cura di Enrica M. Ferrando
Erede della tradizione dell’opera seria settecentesca, il melodramma romantico italiano ne conserva la struttura “a pezzi chiusi” e l’articolazione in momenti lirici (i brani musicali veri e propri) alternati a segmenti dalla funzione di sviluppo drammatico. Ma l’esasperata contrapposizione recitativo-aria sta ormai tramontando: il recitativo secco sostenuto dal solo basso continuo sarà abbandonato, nell’opera seria, nel corso del secondo decennio del XIX secolo, affidando la funzione di collegamento tra i numeri musicali a recitativi accompagnati dall’orchestra, spesso definiti “scene” quando assumono una più complessa articolazione, giungendo a includere ariosi, interventi del coro e passaggi orchestrali più elaborati...